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Legionella e Covid 19: l’aumento del rischio

Legionella Covid 19

In un articolo precedente abbiamo parlato di cosa sia la legionellosi, delle acute polmoniti che può causare la legionella e di come questo batterio trovi il suo ambiente ideale per proliferare negli ambienti umidi e caldi, come le tubature dell’acqua e i condizionatori.

Ora vogliamo soffermarci sul fatto che nel Post Quarantena bisognerà prestare ancora più attenzione a questa malattia.

Addirittura l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato una guida specifica per prevenire il rischio di legionella a fronte della pandemia. La chiusura di molti edifici per un tempo prolungato a causa della pandemia Covid19, se non gestita in modo adeguato, può aumentare il rischio di crescita di Legionella negli impianti idrici.

Perché diciamo ciò?
La legionellosi si contrae per inalazione, respirando aerosol contenenti legionella.

Studi scientifici sottolineano focolai epidemici soprattutto in ambienti collettivi, come alberghi, piscine, ospedali e soprattutto nei mesi estivi, in quanto la maggior affluenza in piscine, hotel e centri termali influisce sulla possibilità di contagio

Nonostante il tasso di mortalità da legionella sia tra il 5% e il 10%, e  quindi questa malattia sia curabile nella maggior parte dei casi, in un periodo particolare come quello attuale, già inficiato dalla diffusione del Covid-19, l’attenzione dovrà restare massima.

Alcuni autori hanno evidenziato che il 20% dei pazienti Covid-19, avevano presumibilmente contratto una co-infezione da Legionella.

Relazione tra Legionella e Covid-19:

Come anticipato, l’ISS  – Istituto Superiore di Sanità, ha emesso un rapporto dedicato  alle strutture ricettive ( campeggi, hotel, etc…) e ad edifici ad uso civile e industriale ( luoghi di lavoro, scuole, asili, ristoratori, etc…) che sono stati temporaneamente chiusi durante il lockdown. 

Queste indicazioni vanno ad integrare le misure routinarie di prevenzione e controllo delineate nelle linee guida nazionali del Ministero della Salute alle quali le strutture ricettive già dovevano attenersi.

In particolare, la chiusura di questi edifici e l’uso saltuario degli impianti, ha provocato un ristagno prolungato dell’acqua all’interno delle reti di distribuzione interna. Questa stagnazione può diventare un rischio per la diffusione della legionella.

La guida per la prevenzione della contaminazione da Legionella, indica istruzioni da intraprendere  in normale regime di controllo, sia in caso straordinario.

Normale regime di controllo

Strutture chiuse per meno di un mese o dove il flusso periodico dell’acqua da rubinetti e docce sia stato assicurato. Si richiede:

  • Che la valutazione del rischio venga rivista e aggiornata in base all’utilizzo corrente dell’impianto idrico.
  • Documentazione delle modalità con cui dipendenti, visitatori e altri soggetti che frequenteranno l’edificio saranno protetti dal rischio di contrarre l’infezione al momento della riapertura;
  • se necessario, il gestore dovrà ricorrere all’assistenza di un consulente esperto e di un responsabile sulla sicurezza (RSPP).

Straordinario regime di controllo

Nel caso l’edificio sia stato chiuso per più di un mese,  e quindi la temperatura dell’acqua, la formazione del biofilm e la concentrazione di disinfettanti, abbiano influito  sulla qualità dell’acqua, bisognerà invece riprogrammare l’apertura attenendosi a queste misure:

  • verificare la corretta circolazione di acqua calda in tutte le parti del sistema idrico, che la temperatura dell’acqua nel boiler o nell’accumulo non sia più bassa di 60°C e che quella rilevata in corrispondenza del ritorno dagli anelli di ricircolo non sia inferiore a 50°C;
  • verificare che, da ogni terminale di uscita, l’acqua calda raggiunga una temperatura non inferiore ai 50°C entro un minuto dall’apertura del terminale e che la temperatura dell’acqua fredda non superi i 20°C dopo un flussaggio di 1 minuto;
  • pulire, disincrostare o sostituire, se serve, i terminali di acqua calda e fredda, inoltre flussare abbondantemente e disinfettare periodicamente con cloro le cassette di scarico per WC, gli orinatoi, i by-pass e tutti gli altri punti sulla rete;
  • verificare che i serbatoi di stoccaggio dell’acqua potabile contengano cloro residuo libero: il valore consigliato è di 0,2 mg/l;
  • tenere sotto controllo le temperature e i livelli di biocida per almeno 48 ore, intervenendo, se necessario, con delle regolazioni, quindi prelevare campioni di acqua alla ricerca di legionella dai terminali sentinella; se i campioni risultano negativi significa che i terminali di acqua calda e fredda sono sotto controllo e la struttura può essere riaperta.

Inoltre si raccomanda di:

  • verificare le condizioni di altri sistemi impiantistici che potrebbero portare a un rischio di contaminazione da legionella, per esempio le torri di raffreddamento evaporative, le vasche idromassaggio nelle camere d’albergo, le unità di trattamento aria; 
  • per i sistemi sottoposti a stato di fermo, intervenire con una pulizia completa dell’apparecchiatura e delle reti idriche associate;
  • per quanto riguarda le torri evaporative, mettere sempre in atto gli interventi di pulizia, disinfezione e drenaggio;
  • svolgere le operazioni descritte finora anche se l’impianto è stato precedentemente drenato, in quanto residui e condensa potrebbero favorire lo sviluppo della legionella (sono esclusi da questo passaggio i dispositivi di piccole dimensioni che possono essere asciugati fisicamente).

Termar 3000 è specializzata nella Prevenzione della Legionella negli impianti idrici. Chiama lo 0363/305004 o compila il form sottostante per scoprire il nostro Esclusivo Trattamento Anti-legionella.

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